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Si riparla di nuovi interventi sul sistema pensionistico. Mentre
Brunetta vuole portare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne,
Tremonti dichiara che il welfare e le pensioni sono da riformare.
Sacconi lo smentisce sostenendo che il problema non è all’ordine del
giorno del governo. Ma noi sappiamo che mente e che probabilmente,
anche per effetto della crisi in atto, qualche intervento non potrà
essere rinviato. In astratto potremo anche essere d’accordo. Ma
riteniamo ingiusto pensare di sottrarre soldi in futuro a chi fatica
ad arrivare alla fine del mese, mentre ancora sulle pensioni dei
parlamentari non si è fatto praticamente nulla. Naturalmente il
problema si pone nello stesso modo per tutti i consiglieri regionali
anche se le regole sono più rigorose. È scandaloso quanto avviene
oggi, anche se per i nuovi eletti di questa legislatura vi sono
regole più restrittive (è necessario fare 5 anni pieni per poter
ricevere l’assegno). Come per tutti i lavoratori, i contributi
pagati dovrebbero essere versati in un fondo presso l’Inps (come per
i lavoratori a progetto) ed utilizzati per determinare la pensione
di vecchiaia al 65° anno o per integrare l’eventuale altro
trattamento pensionistico dovuto per altra causa. La questione
veramente fondamentale però è che le nuove regole dovrebbero valere
anche per chi è già ex parlamentare e fruisce dell’assegno. Non è
accettabile che si parli di “diritti acquisiti” e quindi non
modificabili. La Corte Costituzionale ha già sancito che non si
tratta di vera e propria pensione, ma di “vitalizio”, come tale
modificabile in qualunque momento.
Ogni ex parlamentare si basa sulle regole esistenti al momento in
cui ha lasciato il Parlamento, regole che in passato avevano
dell’incredibile. Siamo infatti in presenza di casi clamorosi, i più
emblematici: Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a
Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro
mensili. Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92, è andato in
pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni
Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette
poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del
1992, porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro.
Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale
(sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non
mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già
sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono 4 ex
parlamentari radicali (Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi
e René Andreani) che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti
al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono
infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati
eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto
per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri
dello Stato; Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo
eleggere in Parlamento dove mise piede alla Camera solo per
sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e
9 sedute, temendo, forse, di finire nuovamente “al fresco”, si diede
alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio.
Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la
pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari con
meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima
legislatura: Antonio Martusciello, 46 anni, dal 1° maggio 2008,
intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per
Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati.
Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni
di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico
Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero
Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al
mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni,
Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria
Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55
anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni,
Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni,
Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro:
Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale
D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto
Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono
7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc),
53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni.
Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al
mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54
anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni,
Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati
del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di
Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di
anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e
Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche
sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana
Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani
Armando; Annamaria Donati, verde della prima ora, Peppino Calderisi,
storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era
seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa,
58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer
Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo
del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli
ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante
percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e
8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2
mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni, Antonio Del
Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento
illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i
finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di
protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri,
La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare Formica e
i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e
Mario Tanassi.
Pensiamo che negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di
negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione,
spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I
politici corrotti - ha spiegato il promotore della legge, Nancy
Boyda - meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal
contribuente».
Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro
per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a
salire.
Intervenire è un dovere!
23 marzo 2009
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